Effetto e causa. Il nubifragio e la solita amministrazione del territorio.

L’etimologia del termine inglese consequence, informa il web, deriva dal francese conséquence e, a sua volta, dal latino consequentia, formato da con+sequi (seguire), la stessa radice che poi indicherà anche sequentia, col significato di serie ordinata, successione di eventi. Ecco, l’alluvione subita giovedì scorso è solo l’ultima di una serie, una serie di eventi disastrosi, conseguenza di una gestione predatoria e cieca del territorio, che Diritti in Comune ha sempre denunciato.

Gli amministratori si affretteranno a dire che i fiumi esondati (quelli che distrattamente chiamiamo marrane) i fossi straripati, i sottopassi, le cantine e alcune abitazioni allagate sono l’effetto di un’eccezionale e anomala quantità d’acqua precipitata (circa 130-140 mm equivalenti a oltre un mese di pioggia caduti in poche ore). E basta. Anche a livello locale si concentreranno sugli effetti, e nulla diranno sulla causa. Non diranno nulla sul consumo di territorio, sulla cementificazione e impermeabilizzazione del suolo, sulla sconsiderata tombatura dei fossi in area urbana, la loro mancata manutenzione e pulizia in quella suburbana, sui 3 milioni della Regione Lazio spesi da Astral per una dannosa “rinaturalizzazione” delle rive a suon di gabbie e vasche di laminazione artificiali che hanno obliterato le naturali – quelle sì – aree di espansione. Non parleranno della saturazione urbana causata dai Piani di Zona, dagli interventi alle Selve Vecchie, a via Reverberi, alla Folgarella, degli indicibili interessi immobiliari nascosti dalla Rigenerazione Urbana, degli incessanti permessi a costruire rilasciati dall’Ufficio Tecnico, del colpevole e completo disinteresse della maggioranza di governo nel voler effettivamente realizzare il Parco del Muro dei Francesi, o il necessario Parco Fluviale o il bosco periurbano alla Barbuta.

Venerdì mattina la città si leccava le ferite. Oltre chi se la prende con Giove Pluvio, c’è chi sconsolato guardava le decine di centimetri di fango riversate su vigneto e oliveto, chi – più compiutamente – è andato al Municipio per protestare per cantine e piani terra allagati. Con le pompe si cercano di svuotare sottopassi, ripulire e riparare le attività commerciali a bordo strada, ci sono operai che provano a liberare le strade dal fango, mezzi che tentano di disincastrare (tardivamente) le tonnellate di canne, arbusti e carcasse di elettrodomestici che, trascinati dalla corrente, hanno tappato le arcate dei ponticelli che scavalcano i corsi d’acqua. Anche il terreno che all’Acquacetosa fiancheggia il Fosso della Patatona, dove pare si realizzerà l’ennesimo inutile distributore di carburanti – con annessa officina e area commerciale (come recita il cartello di vendita) – è stato inondato dalla piena di ieri: l’acqua, scavalcata la strada, rilasciati i rifiuti e un cassonetto dell’immondizia, ha superato il canneto e si è infine riversata nell’alveo. Tra i rifiuti si aggiravano storditi alcuni automobilisti, a piedi erano alla ricerca delle targhe strappate alle loro autovetture dai flutti.
Diritti in Comune continuerà a denunciarlo, a Ciampino serve una politica urbanistica nuova.