ASP: Salvare l’azienda, azzerare il management e rafforzare gli strumenti di controllo

Il contenuto della proposta di delibera “Atto di indirizzo al Sindaco in relazione all’assemblea dei soci di A.S.P.” e i verbali del comitato tecnico per il Controllo Analogo raffigurano un quadro aziendale drammatico, che mette la nostra comunità cittadina di fronte, per l’ennesima volta, a dover intervenire per salvare l’azienda attingendo alle risorse dell’ente, con tutte le ovvie ricadute sui margini di spesa e investimento di quest’ultimo. 

Purtroppo c’è voluto il commissario prefettizio per definire, ai sensi del TUSP, le linee guida sul controllo analogo e la costituzione di un “Comitato tecnico”, organismo terzo a supporto dell’ente per lo svolgimento del controllo della società in house. Certamente un passo in avanti importante in materia di controllo, che riteniamo tuttavia non ancora sufficiente. I rappresentanti del popolo sovrano, ovvero i consiglieri comunali democraticamente eletti, sono chiamati anche questa volta ad assumersi responsabilità importanti quando si parla di bilanci di società controllate ma sono esautorati da ogni strumento di reale controllo sulle stesse. 

Questi atti ci arrivano alla fine di un lungo percorso tra amministrazione e management della società dove la politica è stata completamente messa all’angolo. L’assenza di controllo del consiglio comunale sulle società viene da molto lontano: già l’amministrazione Terzulli depotenziò questi strumenti riscrivendo il regolamento comunale per il controllo delle partecipate, ovvero cancellando il “Comitato per la governance”, e finendo col demandare all’assemblea dei soci la gestione del controllo congiunto. Assemblea dei soci in cui il Comune di Ciampino, proprietario di (stra)maggioranza con il 96.6 % delle quote è solo uno dei tanti attori in campo. Il comitato tecnico per il controllo analogo negli anni non è mai stato istituito, e questo ha fatto che negli anni, così come ancora oggi, il Comune non ha mai avuto gli strumenti operativi per esercitare un vero esercizio di controllo sullo svolgimento dei servizi affidati! 

L’amministrazione Ballico ha proseguito nella stessa direzione dell’amministrazione Terzulli convinta, come si evince dalle varie dichiarazioni registrate in commissione, che le società partecipate siano a tutti gli effetti delle società per azioni nel libero mercato, dimenticando tutta quella serie di principi,  prescrizioni e regole che caratterizzano la gestione delle società in house. I risultati di questo modus operandi sono quelli che vediamo: in assenza del giusto controllo, le società controllate dal Comune hanno operato come società di capitali, e ai suoi amministratori è stato demandato un potere enorme. Un potere del tutto analogo a quello dei manager di una qualunque azienda di capitale privati…peccato che qui i capitali siano pubblici, i servizi siano pubblici e il rischio di impresa ricada tutto sull’ente! Una follia gestionale figlia di quella cultura ultraliberista che, dai comunicati e dagli interventi dei commissari del centrodestra, viene ripresentata ancora oggi, nonostante le ultime indicazioni dell’ANAC del mese di Maggio presenti nel Vademecum per gli enti locali vadano in direzione opposta, il modello che Comune di Ciampino dovrebbe continuare a perseguire. 

Diritti in Comune ha da sempre rivendicato la necessità di esercitare il pieno e più trasparente controllo tecnico e politico sulle società partecipate. Dalle azioni di controllo risultanti dalla decisione della commissaria prefettizia, e collegato regolamento, emerge un quadro economico-finanziario molto diverso da quello elaborato dal management aziendale: per il solo anno 2021, a fronte di un riscontro a consuntivo sugli aggi legati alla riscossione dei tributi pari a 329 mila euro il 31.10 (servizio affidato ad ASP e ormai scaduto), l’azienda ha iscritto a bilancio una posta pari a 2 milioni di euro di “fatture da emettere” su base previsionale. Una posta a bilancio che contribuisce a realizzare un utile positivo (+ 23 mila euro) su cui non possiamo che esprimere tutte le perplessità del caso. Perplessità che ci impediscono di esprimere un voto favorevole all’approvazione del bilancio della società asp.

La mancata “circolarizzazione” di queste poste, nella nota debiti/crediti tra Comune e azienda, è qualcosa di molto grave come è stato più volte sollevato nelle relazioni del Comitato tecnico. Un elemento di forte criticità, che però non ha ricevuto alcuna risposta dal management aziendale. Questo elemento ci preoccupa molto e contribuisce a rafforzare tutte le nostre perplessità e le precedenti valutazioni. A tal proposito invitiamo l’amministrazione comunale a sollecitare gli organi preposti al controllo economico-finanziario delle partecipate (Corte di Conti) e a valutare di intraprendere tutte le azioni legali del caso qualora questi elementi non venissero chiariti dalla società o confermati da ulteriori analisi.

Da tutti questi elementi riportati in delibera emerge a nostro avviso una certa spregiudicatezza e uno scarso senso di responsabilità del management dell’azienda, il quale sembrerebbe stia giocando la partita pensando più ai propri interessi che non a quelli dei 240 dipendenti dell’azienda. Diritti in Comune ritiene che la paventata messa in liquidazione dell’azienda, messa all’ordine del giorno dall’azienda senza alcun confronto preventivo con l’ente, vada immediatamente respinta dal socio di maggioranza, attivando tutte le azioni necessarie, compresa la ricapitalizzazione aziendale stessa. Al tempo stesso però, stante tutti gli elementi di cui sopra, riteniamo che il management vada rimosso, così che il Comune torni ad avere a disposizione da subito tutti gli elementi necessari alle valutazioni che dovranno essere fatte.

Riteniamo infine non realistico il tentativo di far passare questa crisi aziendale come la risultante della mancata assegnazione dei servizi riscossione tributi: una azienda che ha nelle farmacie il proprio core business ed un bilancio di circa 24 milioni di euro, non è ragionevole immaginare possa andare in bancarotta per la conclusione di un singolo, seppur rilevante, servizio, che approssimativamente contribuiva al bilancio aziendale per una somma pari a circa 500 mila euro/anno. E’ ovvio che si sta giocando una partita su più tavoli, che nei fatti ci interessa molto poco e che l’amministrazione ha il dovere di risolvere nel più rapido tempo possibile. Noi chiediamo chiarezza, trasparenza, azioni decise e ferme oltre ovviamente la salvaguardia dell’azienda e di tutti i posti di lavoro. Se qualcuno pensa di scaricare sui lavoratori i fallimenti della politica ci troverà nelle strade e nelle piazze a ribadire che non c’è spazio per ulteriori sacrifici sulle spalle di chi lavora. Salvare l’azienda è una priorità, ma questo deve avvenire attraverso un piano industriale che proponga interventi concreti e un piano di rilancio aziendale serio.

Aziende partecipate: Situazione al limite, serve maggiore controllo politico

Abbiamo verificato in Consiglio comunale le difficoltà economiche della società controllata AET, per cui si è registrato 1 milione di euro di perdite. Abbiamo letto i toni apocalittici del centrodestra rispetto la capacità dell’altra società controllata A.S.P. Spa nel riuscire addirittura a fornire i pasti ai nostri ragazzi a mensa nel breve-medio periodo.

Intanto, purtroppo, veniamo a sapere dalle lavoratrici e i lavoratori dell’azienda, e dalle sigle sindacali che le rappresentano, che non sarebbero stati versati gli stipendi dell’ultimo mese alle dipendenti. Un fatto molto grave su cui chiediamo spiegazioni. È una mossa del management aziendale per mettere in scacco l’amministrazione? Questo giochino di ricatti deve finire perché non è più accettabile. Le ricadute della cattiva gestione politica e aziendale non devono più pesare sui servizi per le famiglie o sulle tasche di chi quei servizi li garantisce ogni giorno!    

Registriamo anche che l’amministrazione comunale ha nominato un avvocato terzo per elaborare un parere “pro veritate” sul bilancio di ASP. Il tutto mentre si tiene un profilo bassissimo sulle due società, senza esplicitare mai, né in Consiglio comunale né a mezzo stampa, come si immagina nel dettaglio la loro riorganizzazione, quale sarà il futuro management e quali i piani industriali di rilancio. 

Mentre la politica dei partiti gioca la sua partita a scacchi, noi rivendichiamo trasparenza, controllo e rispetto per i lavoratori e le lavoratrici delle aziende, per le famiglie e gli utenti. I proprietari delle società siamo noi cittadini, non la politica né tantomeno quel sottobosco di manager e apparati alla politica legati, che sistematicamente si sono rivelati incapaci di far funzionare adeguatamente le società, lasciandole con debiti puntualmente ripagati dall’ente, ovvero dalla collettività. Non solo oggi, sempre. Noi non dimentichiamo tre ricapitalizzazioni avvenute al tempo del centrosinistra e non vorremmo che la passata gestione del centrodestra ci abbia lasciato in dote la stessa situazione.

Siamo convinti che la commissione trasparenza debba essere istituita il prima possibile perché crediamo possa essere quello strumento utile a chiarire le responsabilità e le scelte, ad entrare finalmente nel merito della gestione degli appalti delle società, così come delle tante avventure imprenditoriali fallimentari. Un controllo politico vero sulle scelte che le società controllate di Ciampino hanno fatto nel passato affinché si cambi finalmente passo e direzione.

Verso un’associazione politica! Parte il percorso di riorganizzazione di DiC

Care compagne e compagni, amiche e amici,

Come anticipato nel corso della nostra campagna elettorale, a Consiglio e Giunta insediati, pensiamo sia il momento di intraprendere il percorso per una riorganizzazione e strutturazione di Diritti in Comune.

L’obiettivo deve essere coerente con i principi della nostra comunità: una struttura inclusiva, democratica, agile e incisiva, in cui tutti e tutte si possano riconoscere e dare il proprio contributo politico; che sia in grado di porre domande, discutere ed elaborare risposte. Così da poter essere parte attiva di una cittadinanza e di una comunità che aspira al cambiamento della società, a partire dal territorio in cui vive.
Tante sono anche le difficoltà che sempre si disvelano lungo questo processo, che richiedono attenzione e il lavoro di tutte e tutti.

Non un mini-partito, non un movimento, ma un’associazione politica? Come normarla, come assicurane la vitalità e i pesi di un pensiero eterogeneo ma collettivo, come proteggerla e difenderla da interessi esterni? Queste e molte altre domande aspettano di essere discusse.

Il primo appuntamento è per venerdì 11 novembre, a partire dalle 17.30, presso la sala interna del Geff Cafè in via IV Novembre 88. Faremo un’assemblea aperta agli attivisti e attiviste, ai simpatizzanti e tutte quelle persone che vorranno aderire a Diritti in Comune, mettendoci dentro il proprio impegno concreto.

Centro commerciale sui ponti di Morena: Intervento urbanistico negli interessi del privato, pensare subito nuovo Prg

In queste ore stiamo assistendo alla messa a dimora dei primi prefabbricati che dovranno ospitare un supermercato e un fast-food nell’area dell’intervento G5 sui ponti di Morena, provocando la sacrosante indignazione di molti residenti che non conoscevano il carattere di questo intervento. Diritti in Comune ha provato a cercare soluzioni possibili per tamponare gli aspetti più problematici che riteniamo verranno ad inasprirsi con l’apertura del futuro centro commerciale, seppur ben consapevoli che ai danni fatti non c’è soluzione di sorta. Intanto va detto che il cosiddetto “ufficio speciale” della ex Giunta Ballico aveva modificato profondamente il progetto iniziale, apportando cambiamenti alla viabilità nell’esclusivo interesse del futuro centro commerciale, a discapito di automobilisti e pedoni. Soprattutto questi ultimi si sono visti privare di passaggi sicuri, con gravissimi disagi per chi deve raggiungere il centro cittadino a piedi o in bici. Come al solito: una città progettata a misura di automobile senza possibilità alternative. Ma i problemi sono evidenti anche con il trasporto pubblico, dove ad esempio gli autobus sono costretti ad invadere la corsia adiacente per riuscire a svoltare verso Morena. Sarebbe utile infine sapere se l’attuale realizzazione del comparto rispetta tutti gli standard previsti nelle norme tecniche di attuazione del Prg.

Come abbiamo detto più volte, l’urbanizzazione dell’intero comparto G5 è totalmente subordinata agli interessi specifici dei soggetti privati promotori del piano. L’intervento sarà devastante per il commercio locale e la vivibilità dei quartieri circostanti, gli stessi cittadini se ne stanno accorgendo già da mesi, visti i numerosi disagi che solo il cantiere sorto in quest’area di ingresso al centro cittadino sta comportando. Un’intera città in ostaggio di scelte politiche illogiche, con gravi responsabilità di tutte le ultime amministrazioni succedutesi negli anni. Una situazione destinata verosimilmente a peggiorare, a meno che, come abbiamo proposto in campagna elettorale, non si intervenga il prima possibile con interventi che provino a dare nuove risposte alle nuove esigenze. Tra queste anche la copertura dei valli ferroviari – ad esempio collegando via due Giugno con via S. Paolo della Croce – al fine di alleggerire il traffico locale.

Il Piano regolatore dava modo alla pubblica amministrazione di guidare il processo di sviluppo dell’area ma le varie giunte di centrosinistra e in ultima quella di centrodestra hanno deciso di non farlo, lasciando guidare il processo al soggetto privato con le conseguenze che stiamo vedendo. Ma lo stesso Prg viene seguito alla lettera solo quando deve rispondere agli interessi di quegli stessi soggetti privati, mentre, quando non lo fa, non si hanno problemi ad agire in variante. Non è mai successo che le varianti servissero per il bene collettivo – come appunto nel caso della copertura dei valli ferroviari – ma sempre e solo per soddisfare interessi particolari. Crediamo che la progettazione urbana potrà cambiare di passo solo prevedendo ed elaborando un nuovo Piano regolatore, adatto ai tempi e al tipo di città che si è venuta a creare, molto diversa da quella prevista e immaginata negli anni novanta. 

Bilancio AET in rosso: Votiamo contro, ma prendiamo atto degli impegni presi da Colella

Il bilancio di AET spa, società di igiene urbana controllata dal nostro comune col 97% di quote azionarie,
registra ancora un negativo nelle annualità relative agli anni 2020 e 2021 per un totale di 1 milione di
euro circa. Il recupero di queste perdite andrà ad erodere il capitale sociale aziendale ulteriormente, con
evidenti criticità e ricadute anche sull’ente controllore che dovrà nel prossimo bilancio di previsione
vincolare ulteriori somme a copertura di potenziali perdite. Chiudere due anni consecutivi in passivo è
sempre una notizia inquietante, soprattutto per chi lavora nell’azienda.

L’amministrazione ha tuttavia evidenziato come AET sia una società sana e con un potenziale margine
di crescita legato allo sviluppo di un piano industriale in grado di chiudere il ciclo dei rifiuti con la
realizzazione di piccola impiantistica (impianti di compostaggio, recupero plastica, etc.). Più volte questo
bilancio è stato definito l’anno zero e l’operazione di monitoraggio finanziario iniziata nel 2020 è stata
definita necessaria “pulizia finanziaria”. Peccato che questa pulizia ricade sempre sulle nostre spalle,
che come ente locale ci approcciamo a spron battuto verso una nuova ricapitalizzazione.

Le forti perplessità sulla visione aziendale, da sempre fortemente incentrata sulla competizione nel
mercato tramite utilizzo improprio dello strumento di affidamento “in-house” – ultimo esempio con la
scelta insensata di andare a servire il Comune di Anzio vendendogli meno dell’1% delle quote azionarie –
ci ha visto esprimere un voto negativo alla proposta di delibera. Negli interventi abbiamo ribadito che
riteniamo imprescindibile un cambio di passo repentino, coerentemente con quanto presentato nel
nostro programma. Anche rispetto alla governance passata e presente riteniamo si debba chiudere la
stagione immediatamente e si debbano valutare tutte le azioni a difesa verso chi ha gestito i bilanci
aziendali negli in questo modo.

Abbiamo ascoltato e valutato positivamente una serie di obiettivi ed impegni assunti dalla Sindaca
nell’intervento conclusivo: compartecipazione delle quote azionarie con tutti i Comuni in cui AET è
operante, per abbattere il rischio di impresa che attualmente è tutto in capo alla nostra comunità (!);
impegno ad instaurare un clima diverso con i lavoratori dell’azienda e ridiscussione delle condizioni
salariali con adeguamento della contrattazione di secondo livello; continuo monitoraggio dei conti
aziendali di cui il Consiglio comunale verrà tenuto sistematicamente aggiornato.

Impegni assunti a voce ma importanti, a cui devono però ora seguire i fatti. La legge regionale e
l’identificazione degli ambiti territoriali estesi EGATO apre una nuova sfida per la nostra azienda:
auspichiamo che la cultura del business fatto con le aziende spa a capitale pubblico e con il rischio sulle
spalle dei cittadini, venga messa da parte una volta per sempre. I nuovi strumenti e la loro declinazione
devono essere utilizzati per garantire un maggiore controllo sull’indirizzo e le scelte delle società
partecipate, oggi ridotte non solo a Ciampino a carrozzoni utili più per gli interessi del sottobosco politico
che per le esigenze dei cittadini.

Gli scrutatori siano scelti con sorteggio, stop ai favoritismi!

La nomina degli scrutatori da assegnare ai vari seggi elettorali per garantire lo svolgimento dei lavori spetta alla commissione elettorale comunale, composta dal sindaco e da un numero prefissato di consiglieri comunali (tre a Ciampino, due di maggioranza e uno di minoranza). Nei limiti dei vincoli fissati dalla legge, la commissione elettorale procede alle designazioni sulla base di criteri discrezionali. 

Il gruppo consiliare di Diritti in Comune (DiC), dopo una attenta riflessione, ritiene sia necessario interrompere la malsana pratica di designazione eterodiretta dai membri della commissione. Una pratica resa ancora più malsana dalla volontà di “far pesare” il ruolo di governo e di opposizione. Tutti i cittadini che hanno fatto domanda, e sono regolarmente inseriti nell’elenco degli scrutatori, hanno pari dignità e devono poter avere le stesse possibilità di essere selezionati: per questo riteniamo la selezione tramite sorteggio l’unica via percorribile. 

Comprendiamo che nel caso di sorteggio si aprirebbero una serie di oggettive difficoltà per gli uffici comunali, già in forte difficoltà per la poca forza lavoro: le liste degli scrutatori non sono mai state aggiornate in quanto l’iscrizione è gratuita e dura a vita, motivo per cui molti dei presenti in lista sono addirittura defunti o hanno cambiato residenza. Spesso mancano completamente i recapiti telefonici e si fa fatica anche solo a contattare i selezionati, nonostante i tempi amministrativi per la selezione e i lavori impongano rapidità e prontezza. Il rischio, in caso di sorteggio, è quello di dover procedere a numerose sostituzioni il giorno stesso dell’insediamento, causando ritardi e complicando il lavoro dei seggi.

Tuttavia non si può continuare ad accettare di navigare sempre a vista, tra emergenze e disorganizzazione, scegliendo sempre il male minore. Così facendo si “giustificano” quelle pratiche che, nei fatti, rafforzano l’idea di politica come strumento “per avere qualche vantaggio rispetto agli altri”. Un approccio che non ci appartiene, e che crediamo non appartenga alla grande maggioranza dei cittadini di Ciampino.

Invitiamo gli altri gruppi consiliari e la Sindaca a prendere una posizione politica rispetto alle modalità con cui procedere. 

Per il futuro chiederemo, tramite apposita mozione consiliare che auspichiamo sia condivisa da tutti i gruppi politici, l’impegno dell’amministrazione all’attivazione di tutte le azioni necessarie a sanare le difficoltà degli uffici, al fine di stabilire un modus operandi diverso, funzionale ma al tempo stesso libero dalle ingerenze della politica, ad esempio sorteggiando una percentuale degli scrutatori tra i disoccupati del territorio, come già avviene in molti comuni.

Il gruppo consiliare di Diritti in Comune

Roma vuole spostare gli autodemolitori alle porte di Ciampino? Chiediamo chiarezza ed esprimiamo il timore della comunità

“Cosa si sta tentando di fare alle porte del nostro territorio, in merito alla delocalizzazione degli autodemolitori romani? Questa mattina stessa abbiamo protocollato un’interrogazione in merito alle allarmanti notizie che arrivano circa una prossima ordinanza del Sindaco di Roma finalizzata a spostare ai confini di Ciampino gran parte degli sfasciacarrozze della zona di Centocelle, dopo il grave incendio di luglio scorso di uno di questi”. Lo dichiara il movimento Diritti in Comune in una nota a seguito delle notizie uscite nella giornata di ieri su alcuni organi di stampa. 

“Siamo ben consapevoli dei problemi socio-ambientali del quadrante di Roma est – dichiara il consigliere comunale di DiC Alessandro Porchetta -, siamo in contatto con alcuni residenti dell’area e siamo solidali con le loro battaglie, ma la soluzione del Comune di Roma non può essere quella di riproporre esattamente lo stesso scenario in un’altra zona della città. La soluzione dovrebbe prevedere una localizzazione diffusa, caso per caso, senza andare a creare altri mostri ecologici come quello in questione. Per questo – prosegue Porchetta – chiediamo trasparenza ed un pronto intervento dell’Amministrazione comunale di Ciampino, sia per fare chiarezza sulla vicenda che per ribadire la forte preoccupazione della nostra comunità”. 

“Il Comune di Roma – conclude la consigliera comunale di DiC Francesca De Rosa – ancora una volta sembra avere intenzione di spostare i suoi problemi sull’estrema periferia romana e dunque sulla nostra Provincia. I Comuni dell’Area metropolitana non sono la discarica dell’Urbe, il modello individuato per la questione rifiuti non può continuare anche con il tema degli autodemolitori! L’area in questione ha vissuto anni di aggressione ambientale con la vergognosa baraccopoli monoetnica della Barbuta, chiusa un anno fa, dove abbiamo denunciato tante volte la rete di smaltimento illecito di rifiuti che portava al fenomeno dei roghi tossici. Oggi quell’area va urgentemente bonificata. L’ultima cosa da fare è spostarci l’ennesima bomba ecologica, in un territorio già martoriato da inquinamento aeroportuale e veicolare”.

Saremo opposizione vigile, a Colella chiediamo discontinuità

Facciamo gli auguri alla nuova sindaca di Ciampino, Emanuela Colella, da parte della comunità di Diritti in Comune, con la speranza di lavorare in Consiglio comunale per il bene comune e l’esclusivo interesse della collettività, ma soprattutto con la certezza di avere da parte nostra un’opposizione ferma, vigile, costruttiva e attenta a tutte le misure che la nuova giunta metterà in atto.

Siamo fiduciosi che il nuovo corso avrà un migliore riguardo nei confronti dei contrappesi consiliari, dei ruoli delle minoranze, delle garanzie democratiche. Ma siamo anche consapevoli che questo governo del centrosinistra parte senza aver intrapreso un serio percorso di rinnovamento, sia di classe dirigente che di politiche. Da parte nostra ribadiamo il nostro ruolo di guardiani attenti della città pubblica, sostenibile e partecipata, dai banchi della minoranza e dalle posizioni che abbiamo espresso nel nostro programma per Alessandro Porchetta sindaco. Auspichiamo però che la nuova Sindaca abbia da subito la volontà di rafforzare il tentativo di cambiare rotta, rapidamente, già con le prime scelte relative alla giunta comunale. La città ha bisogno di amministratori con un profilo politico chiaramente in rottura con la cultura politica delle passate amministrazioni di centrosinistra, nonché di figure qualificate, scelte per le loro competenze specifiche.

Se prevarrà la logica del bilancino e dell’equilibrismo tra portatori di voto non ci sarà nulla di nuovo sotto al sole. Il discorso vale ancora di più per le aziende partecipate, che, almeno per ASP, dovranno essere guidate verso il rapido ritorno ad Azienda Speciale Comunale tramite una gestione dall’indirizzo politico orientato alla tutela esclusiva dei servizi pubblici di qualità, che dovranno tornare ad essere economicamente sostenibili per le famiglie (i.e. mense) e fuori da logiche di mercato. Per fare questo però non basta la buona volontà politica, servono persone altamente qualificate, competenze e professionalità indiscutibili. Oggi la neo Sindaca ha la forza di fare queste scelte, coerentemente con quanto dichiarato in campagna elettorale: già da domani sarà più debole se le scelte fatte non saranno andate in questa direzione a causa dei veti dei vari partiti o dei personalismi, in primis interni al Partito Democratico.

Sappiamo infatti che la cultura dei partiti nazionali che guidano i processi politici sul nostro territorio è ben lontana dal voler dare rappresentanza agli interessi pubblici delle comunità. Per questo crediamo che un reale e profondo cambiamento non potrà avvenire seguendo le logiche del mondo dei partiti “tradizionali”, un mondo che allontana la gente dalle urne e che si trova concorde nel seguire l’agenda neoliberista a tutti i livelli.

Per questo, scongiurato un ritorno delle destre più nostalgiche, reazionarie e affaristiche del Lazio, il nostro obiettivo resta quello di dare una solida casa politica ai cittadini e le cittadine che si organizzano dal basso a Ciampino, che non si arrendono al “sempre uguale” ma hanno la pazienza di costruire un pezzo alla volta quella alternativa che serve alla città, al Paese, al mondo intero. Noi lavoriamo per rafforzare questa opzione a Ciampino attraverso la ricostruzione di un soggetto politico autonomo, avanguardia nella capacità di tessere relazioni comunitarie libere da dinamiche di potere e partitiche classiche.

Porchetta, lettera aperta in risposta alla candidata Ballico

Comprendo che le elezioni comunali possano rappresentare per qualcuno un’ancora di salvezza, magari quel lavoro a tempo pieno che manca, la svolta di una vita. Finché sfottono il mio cognome rappresentando una “porchetta senza testa”, mi ci faccio una risata su e un po’ li compatisco. Ciascuno ha il suo stile, che certamente non si insegna. Certo che i difensori della “famiglia tradizionale” che sfottono i cognomi, i quali si portano dietro tutta la storia di una famiglia, definiscono il livello culturale e anche la scarsa coerenza.
Quando però scrivono che io sarei “la stampella dei palazzinari”, perché con il comunicato di ieri regalerò di fatto la città ai palazzinari, devo necessariamente prendere parola e rispondere alla leader strillona del centrodestra, alla piccola “Meloni ciampinese”.
In primis invito tutti a riflettere su chi l’ha selezionata, non una ma ben due volte, ovvero quella “classe politica” del centrodestra romano che è da sempre la faccia istituzionale di palazzinari e poteri forti. Da sempre. Che poi scusi, signora Ballico, non è così anche per lei qui a Ciampino? Proviamo a capire un po’ meglio.

Ricorda il Piano Integrato di Via Reverberi? Nonostante le promesse prese davanti a me e a tanti cittadini prima delle elezioni ha regalato a un noto costruttore ciampinese la possibilità di completare la realizzazione delle sue palazzine, rimandando il completamento dei lavori pubblici previsti nella cantina sociale, previsto come compensazione, ad un momento successivo. Come? Redigendo un cronoprogramma che dà al costruttore di cui sopra circa 2 anni di tempo in più per l’inizio dei lavori successivi al rilascio della licenza edilizia.
Quello che la signora Ballico e i suoi tecnici dovrebbero spiegarci è perché sia stato stralciato quanto era stato invece sottoscritto dalla commissaria prefettizia in un precedente un accordo di programma che obbligava il costruttore a fare esattamente il contrario. Prima si realizza l’opera di pubblica utilità, poi l’intervento edilizio. Io un’idea ce l’ho ma sarebbe gradita una sua risposta.
Chi è la stampella dei costruttori? Lei o chi come me in Consiglio comunale si è opposto a tutto questo?

Andiamo avanti, e parliamo dei suoi collaboratori. Lei ha portato a Ciampino nel suo team diversi dirigenti romani che parteciparono attivamente, da protagonisti, alla costruzione del piano regolatore di Veltroni, e ora ci viene a parlare di palazzinari e alternativa al PD? Lei che si è circondata dei tecnici e professori universitari pagati lautamente, tramite consulenze faraoniche che sono costate alla città circa 110 mila euro a fronte di un processo di rigenerazione urbana mai partito?

Lei ha l’ardire di associare la mia persona “ai palazzinari”?
Forse è un problema di memoria! Se così è, per iniziare, si faccia raccontare il ruolo politico del centrodestra nell’approvazione delle varianti al piano regolatore di Ciampino, in particolare delle zone legge 167, qualora non lo conosca bene. Si faccia raccontare come per venti anni il centrodestra a Ciampino ha coscientemente deciso di abdicare a qualunque forma di opposizione alle scelte del centrosinistra, in cambio di strapuntini e accordi politici “ai più alti piani” che tutti conoscono, e che volendo sono facilmente identificabili con cariche. Di senatori d’altronde ne abbiamo avuti pochi in questo territorio.

Soprattutto si faccia raccontare di Colle Oliva, su questo può chiedere delucidazioni al suo ex vicesindaco che la vicenda la conosce molto bene. Vede, io quando facevo le battaglie a Ciampino per la città pubblica, lei non sapeva neanche dove fosse la nostra città. Poi è stata catapultata qui dagli organismi politici di partito ed ha vinto meritatamente le elezioni. Chapeu. In due anni è riuscita nell’impresa di perdere una maggioranza bulgara e senza colpo ferire si ripresenta senza uno stralcio di autocritica.
Io però in questi due anni e mezzo ho visto lei e la sua gente all’opera: ho letto e studiato i suoi “progetti” (in realtà semplici rendering in 3D il più delle volte, ma al tempo della propaganda li passiamo come progetti) e quindi mi permetto di esercitare il legittimo diritto di critica politica, nel merito.
I suoi progetti ridurrebbero Ciampino ad essere una città privatizzata, senza quasi più nulla di pubblico. Per questo ho contrastato in prima persona quei progetti di cui tanto lei si vanta. Ho contrastato in particolare il progetto di svendita della Cantina sociale, che lei vorrebbe convertire in un centro di analisi e una filiale bancaria. La nostra ex Cantina sociale, quella che aspettiamo da venti anni, e che è stata pensata come polo culturale e che lei vorrebbe regalare a un altro privato, quando mancano 100 metri dall’arrivo dalla conclusione dell’opera!

In questi due anni ho anche partecipato a tre esposti all’Autorità Nazionale Anti-Corruzione, insieme a tanti altri consiglieri di minoranza, da lei sempre considerati un peso per i suoi grandi obiettivi, più che un pezzo di rappresentanza democratica dei cittadini elettori.
Colgo l’occasione per ricordarle che l’ANAC è riuscita a riprenderla per ben due volte in tre anni: la prima volta con sospensiva di tre mesi dall’assegnazione degli incarichi e la seconda facendole notare che i progetti agli architetti si affidano per bando, e non facendoli lavorare gratis per farsi scrivere il progetto in cambio di un impegno a dargli successivamente la direzione dei lavori!
Signora Ballico esistono ancora le regole in questo paese, nonostante un pezzo significativo di ceto politico le consideri sempre un limite alla “giusta” sfrontatezza!

Ho visto inoltre in questi due anni l’arroganza e la prepotenza di chi non ha mai rispettato le minoranze e non ha mai voluto un confronto politico, di chi spegneva il microfono durante gli interventi di Consiglio comunale grazie alla gestione dell’organo garante, la Presidenza del Consiglio comunale, che si è contraddistinto per prepotenza e non rispetto delle regole civili.
Concludo dicendo che non è vero che destra e sinistra non esistono più: lei signora Ballico è una donna di destra, di estrema destra come sostiene la sua leader di partito Giorgia Meloni. Lei sostiene e si riconosce in valori umani e politici lontani anni luce dai miei, e non capisco perché non dovrei tenere conto nelle mie valutazioni politiche.
Io ho ascoltato il discorso della Meloni dal palco di Vox, organizzazione di estrema destra spagnola che si contraddistingue per le retate contro gli immigrati e gli slogan pieni di odio e violenza. Non ho “avuto paura” come dicono alcuni, ho provato solo ribrezzo e rabbia per quelle parole. Rabbia per quei rigurgiti che cavalcano la crisi economica e le difficoltà delle persone comuni indicandogli un falso nemico e una finta soluzione.
Io appartengo all’altra parte del mondo, sarà per questo che quando ho visto camminare negli uffici comunali uno come Ciavardini, condannato per la strage di Bologna e amico di qualche suo compagno di viaggio, mi ha nuovamente ribollito il sangue.

Pensi, signora Ballico. Lei ha fatto talmente tanto in due anni che è riuscita nell’impresa di farmi dire che l’altra opzione, il centrosinistra le cui scelte ho combattuto per strada una vita, e che ancora oggi non mostra segni significativi di discontinuità politica, è meno pericoloso di quella che ha in mente lei per questa città.
Io non mi rassegno certamente al meno peggio e, in completa autonomia e insieme a chi crede che un altro mondo sia ancora possibile, continuerò a sfidare le vostre, terribili per me, idee politiche.
Sino alla vittoria.

Ballottaggio: Non un voto alle destre!

Il percorso politico di Diritti in Comune nasce come alternativa e in contrapposizione alle ultime giunte di centrosinistra, provenendo in larga parte da esperienze di opposizione sociale a quelle esperienze di governo. Ricordiamo bene l’aggressione al patrimonio e ai servizi pubblici ad opera delle giunte a guida Pd – perché eravamo spesso gli unici ad opporsi mentre centrodestra e centrosinistra si accordavano sottobanco – e siamo consapevoli che non si è ancora verificato l’auspicato rinnovamento in quel fronte politico.

Allo stesso modo, i due anni di amministrazione Ballico ci hanno visto fermamente all’opposizione del suo progetto devastante per la città, caratterizzato, come ha ricordato il nostro candidato sindaco Alessandro Porchetta, dal totale spregio delle regole e dei ruoli della democrazia rappresentativa, dall’azione politica di una destra nostalgica e revisionista, e soprattutto da un preciso disegno di alienazione della città pubblica, rivendicato dal centrodestra in questa campagna elettorale.

Forti del nostro straordinario risultato di coalizione e del successo della lista di DiC, che rappresenta una delle poche forze politiche in ascesa a Ciampino, ci siamo presi l’impegno di onorare il nostro programma elettorale dal ruolo cui siamo stati demandati dall’elettorato: nella minoranza consiliare. Questo non significa però che al ballottaggio saremo equidistanti. Abbiamo ricevuto dalla candidata Emanuela Colella sostanziali aperture ad affrontare in Consiglio comunale alcune delle nostre rivendicazioni programmatiche. Un impegno che può essere mantenuto o meno, però esiste ed è stato preso dalla candidata in persona. Dall’altra parte, il centrodestra continua a propinarci il suo programma come intoccabile e perfetto, quando al contrario noi pensiamo che rappresenti la pietra tombale di ciò che resta della città pubblica.

Non c’è altra scelta possibile, rimanere immobili oggi significa consegnare la città in mano a interessi privati che, in nome del profitto, trasformeranno definitivamente la nostra città in una periferia commerciale senz’anima e senza futuro. Il progetto sulla ex Cantina sociale parla chiaro, così come molte altre delle scelte messe in campo dalla giunta Ballico. Per questo abbiamo detto: non un voto a queste destre! I nostri elettori non sono pacchetti di voti da spostare a piacimento, sono capaci di fare le proprie scelte. Da parte nostra possiamo solo essere coerenti con il nostro percorso politico degli ultimi anni e dunque ribadire che la giunta Ballico è la peggiore delle opzioni in campo. Per questo ci esponiamo affinché non torni al governo della città di Ciampino.

Per concludere, abbiamo sempre detto che il bipolarismo ciampinese porta avanti la stessa agenda di potere economico neoliberista, dunque il nostro impegno resta fermo nel tentare di cambiare le cose attraverso scelte politiche reali, che aggrediscano quel blocco di potere e riconsegnino la città ai propri cittadini. Su quel fronte ci troverete sempre: prima, durante e dopo ogni elezione.